mercoledì 17 ottobre 2007

Affreschi di S. Pietro: spiragli di soluzione

Riportiamo di seguito l'articolo di Raffaella di Claudio sul Messaggero, risalente all'11 ottobre 2007. Nell'articolo viene affrontata la questione degli affreschi di S.Pietro, questione già trattata da Sabinamente tempo addietro(http://sabinamente.blogspot.com/2007/09/gli-affreschi-di-san-pietro-27-anni-di.html).

di RAFFAELLA DI CLAUDIO

Quanto tempo può durare il restauro di due opere pittoriche, anche se accurato o addirittura complesso e difficile da eseguire? Non certo trent’anni, si dicono i parrocchiani. E allora, che fine hanno fatto gli affreschi della chiesa di San Pietro a Magliano? Le domande sono sempre la stesse come le risposte e le giustificazioni che da circa tre decenni tentano di darsi la maggior parte delle persone che frequentano la chiesa del centro sabino. Se le era poste in principio don Carlo, parroco di Magliano per quarant’anni, e se le pone, oggi come allora, il suo successore don Filippo che torna (dopo averlo già fatto all’inizio dell’estate) a chiedere spiegazioni alla Sovrintendenza circa il restauro delle due opere, conservate fino alla fine degli anni ’70 nella chiesa di Magliano. I due affreschi, raffiguranti rispettivamente “La Madonna con il Bambino e Santo Francesco (o Santo francescano) e “Il Cristo sul lago di Tiberiade”, risalenti al XV secolo, sono stati prelevati dalle nicchie che li ospitavano nel lontano 1978 ma non sono stati mai. Proprio così: dopo 28 anni le edicole della chiesa romanica di San Pietro sono ancora vuote. A niente hanno portato le continue sollecitazioni di don Carlo, che dal 1987 al 1991 ha ripetutamente (e inutilmente) cercato un contatto con la Soprintendenza, come testimoniato dalla documentazione conservata dalla Parrocchia e dalla Curia. «Ora cominciamo veramente a spazientirci – si sfoga don Filippo -, non è possibile che ancora non si abbiano notizie certe sulla sorte dei due affreschi a cui siamo legati soprattutto affettivamente: non sa che tristezza provoca il vedere quelle nicchie vuote. E’ assurdo che, ogni volta che proviamo a chiamare o a recarci di persona negli uffici della Soprintendenza, tutti cadano dalle nuvole. Giusto a giugno – aggiunge il sacerdote - abbiamo chiamato i dirigenti e per l’ennesima volta non c’è stato dato alcun chiarimento. L’unica cosa che sappiamo è che forse le due opere si trovano presso il Museo degli strumenti musicali di Roma. Niente di più. Speravamo di sapere qualcosa prima della fine dell’estate, ma naturalmente nessuno ci ha contattato e così nei prossimi giorni sarò costretto a recarmi per l’ennesima volta a Roma». Nella speranza di riuscire a scoprire qualcosa di più su una vicenda che tanto assomiglia alla più celebre Fabbrica di San Pietro.

Grazie a questo articolo sulla testata nazionale del Messaggero, la Cei è potuta venire a conoscenza dell'accaduto ed ha contattato Don Filippo nel tentativo di risolvere la questione. Ci auguriamo che la questione possa terminare presto nel modo migliore, riportando gli affreschi alla comunità maglianese.

Niccolò

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