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sabato 4 maggio 2013

Il Governo ritorna sull'abolizione delle province. Ce la faranno stavolta?


Occorre subito «abolire definitivamente le province». Secondo Enrico Letta, è necessario «ridurre i costi dello Stato, valorizzare i comuni e regioni in un'ottica di alleanza, chiudere la partita sul federalismo fiscale rivedendo il rapporto tra centro e periferia». «La moralità della politica – spiega Letta - è quella di prendere le decisioni che i cittadini si attendono e rispettare gli impegni presi davanti a cittadini e istituzioni».


- Ce la faranno davvero ad abolire le province? Finora i tentativi sono stati molti, ed è lecito non aspettarsi nulla: i tempi sarebbero comunque non brevi.
- E per Magliano, cosa cambierebbe? Beh, qui la questione cambia a seconda di quello che faranno. Eliminare tout court le province potrebbe essere un vantaggio, poiché non saremmo più legati al destino di Rieti. Ma in una Regione Lazio di quasi 6 milioni di abitanti, un comune di 4 mila scarsi quanta voce potrebbe mai avere? La risposta è scontata: o si forma un'unione di comuni con quelli del circondario, si costituisce una provincia Tuscia Sabina che difende i comuni dell'Alto Lazio, oppure conviene davvero cambiare aria, e tornare all'idea sempre valida di un'altra regione. In questo caso, non si dica che rischieremmo di perdere l'ospedale: questo, oramai, non ce l'abbiamo più. 

martedì 18 dicembre 2012

Non cambia nulla: Rieti rischia di sparire il prossimo anno

dal sito "Sabinia.it"


Arriva la dichiarazione di Marino Formichetti, del Comitato Terni-Rieti: "Non cambia nulla, solo la proroga di un anno per il riordino delle province, come scritto nel ddl di stabilità. Lo abbiamo sempre affermato e lo ribadiamo: ci rimane precisamente un anno di autonoma possibilità di decidere sul nostro futuro, poi le funzioni Provinciali, già ampiamente ridotte dal decreto Salva Italia, non ci saranno più, Rieti sprofonderà nell’isolamento laziale rimanendo un territorio dimenticato e non rappresentato, senza futuro, e soprattutto senza progetti per il futuro. Il nostro continua ad essere il progetto unico in campo, condiviso ampiamente, con cui democraticamente, come tutti auspicano, si può lasciare che siano i cittadini a decidere sul proprio futuro. Il riordino va dunque inteso come opportunità e il referendum come riscatto e risveglio per le coscienze. La raccolta firme non si e’ mai fermata, i Comuni, ma ormai anche molti sindaci, sono disponibili alla partecipazione al dibattito. Ci facciamo quindi, ancora una volta carico di esortare gli attendisti, i rappresentanti di qualsivoglia associazione pubblica o privata, qualche politico lungimirante (se ne esistono) ma soprattutto continueremo a informare le persone, che comunque saranno gli attori principali delle scelte future per questi territori. La gente vuole partecipare, e noi faremo di tutto per far esprimere chi è tatticamente escluso dalle decisioni che riguardano la propria esistenza e soprattutto quella delle generazioni future. Tra due scelte possibili una e’ sempre meno peggio, l’Umbria per la Provincia di Rieti è l’unica strada per esistere. Se lo si vuole".

mercoledì 12 dicembre 2012

Provincia salva.. ma per quanto ancora?

dal sito de "Il Giornale di Rieti"

di Marino Formichetti

La provincia, grazie agli emendamenti presentati potrebbe essere salva, così come Terni, Viterbo, Avellino, Benevento e altre (ndr: da oggi lo è ufficialmente, tutte le province si salvano). Intanto l'UPI, ha scritto alla Commissione Europea per richiedere un’audizione, rimarcando la necessita referendaria per il riordino delle province al di là dei confini territoriali. Noi a Rieti per primi (per una volta primi) avevamo già pensato alla scelta referendaria, i cittadini la chiedevano e, forse, la chiederanno ancora anche se il Governo deciderà di non accorparci più a Viterbo. Siamo infatti convinti che restare provincia autonoma basti per garantirci un futuro migliore? La nostra proposta, quella di avviare una consultazione referendaria per il passaggio di Rieti in Umbria con Terni, merita tutta l'attenzione politica necessaria per dare futuro certo al nostro territorio. Da soli nel Lazio abbiamo poco da dire, anzi niente dopo le elezioni regionali. Il Pdl riproponendo la mozione di costituzionalità all'intero decreto salva tutte le Province, ma per il tempo delle elezioni, poi ripartirà il riordino targato Europa e Rieti dovrà ancora entrare nella roulette dei territori da accorpare, che vale anche per i comuni con meno di 5000 abitanti, i quali, di fatto, saranno cancellati per carenza di trasferimenti. Non serve, perciò, gioire ma piuttosto serve pensare al nostro futuro che indiscutibilmente può passare solo attraverso l'Umbria con un progetto unitario di tutto il territorio. Basta guardare alla Sanità: Bondi, come più volte ho avuto modo di ricordare, non risparmia Rieti, come dichiarato dallo stesso direttore generale della Asl che parla di almeno 20 posti letto per acuti che saranno tagliati; meno servizi, meno occupazione e, di conseguenza, meno rispetto per tutti i cittadini. E di certo non finirà qui. Come provincia non possiamo imporci nel Lazio, subiamo passivamente ogni decisione per la nostra marginalità politica e di rappresentanza. Non gioite cittadini, il nostro futuro possiamo solo noi cambiarlo, o almeno lottiamo, non deleghiamo non autorizziamo Roma, o la romanocentrica presidenza della Regione Lazio a relegarci a sudditi ubbidienti e innocui cui succhiare linfa vitale per la affamata “regina capitale”.

martedì 11 dicembre 2012

Province: salta tutto, contenti solo a Rieti e dintorni

Dal sito "Agenparl" 




"Nello spazio di pochissimi giorni siamo passati dalla prospettiva di una riorganizzazione amministrativa dello Stato ad un vuoto che produrrà soltanto caos, perché le Province, private delle funzioni fondamentali e sempre più a corto di risorse finanziarie, rischiano di morire". Lo afferma il vice Presidente nazionale dell’Unione Province Italiane Enrico Di Giuseppantonio a proposito della mancata conversione del decreto di riordino delle Province. "In questa fase dobbiamo batterci, e come UPI lo stiamo già facendo, affinché almeno il capitolo delle funzioni trovi posto nella Legge di Stabilità e con le funzioni ci vengano restituite anche le risorse poiché altrimenti, l’ulteriore concreto pericolo, è il dissesto finanziario di tutte le Province – aggiunge il Presidente Di Giuseppantonio. A livello nazionale ciò che è accaduto è il sintomo di una inconcludenza che si è manifestata in sede parlamentare anche su altre questioni importanti come la riforma della Legge elettorale. E mentre nei territori ci si è confrontati e spesso divisi, in Parlamento hanno avuto il sopravvento i tatticismi e l’inconcludenza che oggi ci consegnano un futuro a dir poco incerto e confuso.


L'opinione di Melilli e Pietrangeli (Frontiera)

domenica 9 dicembre 2012

Ritorna l'incubo reatino: la provincia di Rieti si salva?

dal sito de "Il Messaggero"


La Provincia si incammina verso la salvezza: se lunedì sera la commissione Affari costituzionali del Senato approverà l’emendamento firmato dai senatori Bianco (Pd) e Saltamartini (Pdl), l’accorpamento con Viterbo salterà. Troppo pochi i 20 chilometri di confine (peraltro segnati dal corso del fiume Tevere) per unire due territori che non hanno altro in comune.

La nuova versione del comma 2 dell’articolo 2 del decreto 188 su Province e città metropolitane recita che «il riordino non si applica quando tra due Province (è il caso di Rieti e Viterbo) vi è una continuità territoriale inferiore a 25 chilometri». Il pressing del coordinamento di amministratori locali e forze sociali ha dato i suoi frutti. Decisivo è stato l’incontro di Fabio Melilli, Simone Petrangeli e Oreste Pastorelli con il presidente della commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini, al quale il senatore socialista si è presentato insieme al senatore del Pdl Filippo Saltamartini, che insieme all’altro relatore Enzo Bianco (Pd), ha dato una svolta al caso Rieti.
Un caso-limite persino per il ministro Patroni Griffi - tanto appariva innaturale l’accorpamento con Viterbo - ma che nessuno aveva avuto fin lì il coraggio di sollevare per timore di creare un precedente. Una buona mano in Parlamento l’ha data anche il senatore Franco Marini e così l’altra sera in Senato un varco si è aperto e con Rieti ha conquistato la salvezza anche Terni, che insieme a Isernia e Matera si è vista graziare per evitare l’anomalia di Regioni coincidenti con un’unica Provincia.
«Aver portato a casa questo emendamento - ha detto il sdinaco di Rieti, Simone Petrangeli - è la prova che la nostra azione, avviata con l’assemblea al teatro Flavio e con il concorso di tanti sindaci e delle forze sociali e sidnacali reatine, alla fine ha pagato. E’ un bel risultato per il territorio, che rischiava di disintegrarsi prima ancora di finire accorpato con Viterbo, ed è una vittoria per Rieti città che avrebbe pagato il prezzo più alto per la fine della Provincia, andando a perdere presidi importanti dello Stato. Vero è che se abbiamo scampato il pericolo, non possiamo sfuggire alla necessità di ripensare gli assetti territoriali e amministrativi». 

venerdì 30 novembre 2012

Da Rieti il Comitato per andare in Umbria

dal sito de "Il Corriere di Rieti"


martedì 6 novembre 2012

Il destino del nostro territorio


Filippo Patroni Griffi e il suo datore di lavoro Mario Monti hanno spento la Provincia di Rieti che si accingeva alle sue 85 candeline. Solo troppo tardi i politici nostrani hanno aperto un dibattito sul futuro della Sabina. Futuro che non appare per nulla roseo perché il governo – con un sol colpo – ha azzerato la nostra storia e le nostre tradizioni culturali e linguistiche, e ha proceduto a una sorta di “microglobalizzazione” che ci snatura unendoci a Viterbo.

Nel dibattito sul nostro futuro due sono le linee prevalenti.
La prima è quella che vuole traghettarci, ottenendo chissà quali garanzie, proprio verso Viterbo, che nulla ha a che fare né culturalmente né storicamente con noi. Su questa posizione mi pare di vedere deciso più che mai Fabio Melilli che ritenevo più coraggioso e capace di scelte meno punitive.
La seconda è quella che invece vuole traghettare Rieti verso l’Umbria unendola con Terni; questa soluzione sembra la più vantaggiosa per Rieti. E forse, proprio per questo, viene ostacolata da chi, al pari dei Bocconiani, studia storia e geografia solo sui libri delle elementari. E forse nemmeno su quelli. 

Rieti, almeno la maggior parte del suo territorio, è stata Umbria fino al 1920. Umbra è la sua lingua, umbre le sue vicende storiche, umbra la sua cultura. La stessa Sabina si estendeva fino a Norcia e Cascia, in piena terra umbra, e con l’Umbria abbiamo convissuto politicamente ed elettoralmente fino a non molti anni fa. A Viterbo, invece, cosa ci lega? Siamo mai stati Tuscia noi? E cosa sarà più semplice, per un cittadino di Collalto, di Paganico, di Marcetelli, raggiungere il capoluogo Terni o il capoluogo Viterbo? E per Vacone, Cottanello, Nespolo, Leonessa e via dicendo? Altro discorso occorre fare per alcune delle località che fino al 1927 sono state in Provincia dell’Aquila e che da Mussolini vennero accorpate alla Sabina per dare vita alla nostra Provincia. Accumoli ed Amatrice, per esempio, sono a circa un’ora e mezza da Terni e a quasi due ore e mezza da Viterbo ma a soli 40 minuti da Ascoli Piceno, città con la quale hanno legami storici e culturali secolari (Pier Silvestro Leopardi e Nicola Rosei avevano studiato ad Ascoli). E’ chiaro che i due comuni avranno tutti gli interessi a passare con le Marche invece che rimanere in una provincia che li renderà ancor più marginali ed emarginati. Per Borgorose e Pescorocchiano vale lo stesso discorso: esse si trovano a mezzora dall’Aquila e a due ore e mezzo circa da Viterbo. Dove sarà meglio andare secondo i loro abitanti?  

Ma qui nasce un problema del quale poco si dice perché non funzionale al passaggio con Viterbo che i filo-viterbesi (e non solo essi!) vogliono che avvenga da parte dell’intera ex Provincia di Rieti, senza defezione alcuna, senza che nessun comune tenti la fuga verso questa o quest’altra provincia o regione. Anche i filo-ternani rischiano di sbagliare se non tengono conto di queste legittime e, sotto certi aspetti, necessarie spinte centrifughe. Essi infatti parlano di referendum – idea che mi trova perfettamente d’accordo – per l’unione con Terni, con quesito unico che suona pressappoco così: “Volete unire il territorio della ex provincia di Rieti con quello della ex provincia di Terni?”. Se il quesito fosse posto così, sarebbe davvero elevato il rischio di veder bocciata la proposta perché ai contrari che sono tali per scelta dell’apparato politico di riferimento si unirebbero anche i cittadini di Accumoli, Amatrice, Pescorocchiano, Borgorose e forse pure di Antrodoco, Posta, Borbona, Fiamignano e Petrella Salto che preferiscono altra soluzione.

Occorrerà allora porre il quesito referendario in modo tale che sia ogni singolo comune a decidere, in libertà e coscienza, l’aggregazione ritenuta più utile agli interessi locali. Se questo equivale a fare uno spezzatino della nostra Provincia, occorrerà prenderne atto anche se a malincuore. Ma costringere gente di Accumoli e di Borgorose a dover far riferimento a Viterbo anziché a una città molto più vicina, non solo è ancor più doloroso e disumano, ma equivale, secondo me, a una disposizione dittatoriale. Degna di un “centralismo democratico” che della libertà, dell’autonomia, dei valori locali non ama assolutamente sentir parlare.



Il ragionamento è corretto e non fa una piega. Ma bisogna considerare un aspetto importante: Terni continuerà ad essere capoluogo di Provincia? A quanto pare sembra di no (per quello che possiamo apprenderne). C'era un tempo (qualche anno fa) in cui era davvero importante che tutta la provincia di Rieti decidesse di passare all'Umbria perché una tale decisione avrebbe di fatto impedito la morte di Rieti e Terni, dando vita ad una Provincia dell'Umbria meridionale che avrebbe abilmente superato i criteri fissati oggi dalla spending review. Ma adesso andare in Umbria significa andare a Terni o andare a Perugia? E ce lo chiediamo, per chiarezza, noi in primis, che in tempi non sospetti abbiamo sempre fatto il tifo per la regione umbra, luogo ottimale per lo sviluppo di una realtà come la nostra. Ma attenzione: per Rieti, Terni è più vicina di Viterbo, ma Viterbo è molto più vicina di Perugia.

sabato 3 novembre 2012

Ex provincia reatina a rischio frammentazione

dal sito de "Il Giornale di Rieti"
«Approvato il decreto sul riordino delle Province, un decreto decisamente sommario e pesante sulle reali esigenze dei territori che rischiano di rimanere isolati e penalizzati per la mancanza di tutele e di specifiche in materia, e' tempo di provare a governare questo processo». Lo dichiara in una nota il consigliere regionale del Lazio, Mario Perilli (segue).

di Rosella Vivio
Azzerate, cancellate senza se e senza ma in un sol colpo. Nessuno ci credeva. Molti non ci speravano. Mercoledì scorso il Consiglio dei ministri ha licenziato il decreto legge che ridisegna la mappa delle Province. Un decreto calato come una mannaia sulle attuali Giunte provinciali che saranno soppresse dal primo gennaio 2013. L'appena tornato presidente Melilli sarà il curatore finale di un riordino che si spera sarà per i reatini, diventati viterbesi, il meno doloroso possibile. Soprattutto per chi in Provincia lavora (segue).

(in giallo i comuni della ex provincia con meno di mille abitanti)


L'emanazione del decreto che prevede il riordino delle province determina una naturale accelerazione sugli scenari su cui si è dibattuto in questi mesi. Comprensibili le apprensioni che si registrano per una unione che agli occhi di tutti appare innaturale ed illogica, ma imposta solo dalla combinazione dei numeri saltata fuori dal cilindro di Patroni Griffi. Del resto che le province non fossero in buona salute era noto da tempo; a più riprese avevano evitato il colpo di forbice solo all'ultimo secondo. I sondaggi confermano che buona parte della opinione pubblica non ne comprende l'utilità e solo la necessità di osservare l'art. 114 e segg. della Costituzione ha evitato che si procedesse per la loro totale abolizione. Logico invece attendersi maggiore oculatezza di scelta allorché si è optato per una operazione di riduzione del numero complessivo. Aver privilegiato il criterio demografico comporterà l'acuirsi del processo di spopolamento dell'”Appennino morente”. Con l'abbandono progressivo dei borghi appenninici si determinerà una accelerazione nell'ineluttabile spostamento e nella sempre maggiore concentrazione delle popolazioni a valle. Da un lato avremo borghi spopolati e dall'altra maggiore richiesta abitativa. Un assurdo in termini di gestione del territorio. Non so se farà bene al paese di assecondare questo processo migratorio, sia da un punto di vista dell'uso del suolo che per l'equilibrata gestione dell'assetto idrogeologico. Abbandonare le aree interne e la montagna comporterà inoltre maggiori rischi per le aree sottostanti e maggiori costi di prevenzione e salvaguardia territoriale. Lecito attendersi un ripensamento da parte dei prossimi governi ed una rilettura di una riforma fin qui molto discussa. Ho seguito con molto interesse le dichiarazioni di chi considerando innaturale l'unione prefigurata, prefigura un'implosione della provincia reatina, e si prepara a migrare in altre regioni. La ipotizzata trasmigrazione ad altra Regione dei Comuni di confine (Cicolano per l'Abruzzo, Montepiano per l'Umbria, Alto Velino diviso tra Marche ed Abruzzo) non credo che avrà l'effetto di cambiare il destino di area marginale. Spostando semplicemente il confine politico di una regione o di una provincia difficilmente potrà determinerà il cambiamento di sorte dei Comuni o delle politiche a servizio delle rispettive popolazioni. Non è secondario, infatti, il tempo di crisi in cui cade questa scelta, con forte contrazione della spesa. La stessa promozione di un comitato referendario, in grado di catalizzare l'attenzione della opinione pubblica non solo reatina, si troverà a superare gli ostacoli delle complesse procedure previste dalla legge ed anche quelli causati dall'approdo in una regione che a norma dell'art.133 della costituzione potrebbe essere essa stessa oggetto di riordino, non possedendo il requisiti minimale del milione di abitanti ed essendo ormai costituita da una provincia coincidente con il territorio regionale. In tutti i casi mi pare che la risposta, “andarsene altrove”, non sia adeguata alla domanda che il momento pone. Una cosa, invece, potrebbe contribuire a rendere i comuni adeguatamente forti di fronte alla richiesta di semplificazione e di competizione territoriale. Il punto debole del nostro territorio provinciale è evidente; sta nella estrema frammentazione e nella presenza di comuni molto piccoli e non più in grado di assolvere adeguatamente i compiti assegnati. Il loro ruolo sarà ancor più residuale, fino all'ininfluenza, nel contesto provinciale che si profila o in qualunque altro che non sia quello attuale, con ricadute in termini di declino facilmente intuibili. Diversa invece mi parrebbe la condizione di questo territorio se fosse diviso in 10-15 comuni anziché 73. I media hanno dato notizia che 7 comuni della Valsamoggia in Emilia hanno deciso di fondersi in un unico comune. I consigli comunali hanno già deliberato ed ora saranno le popolazioni a pronunciarsi con un referendum. Se i cittadini dimostreranno di credere nel progetto si costituirà un comune di oltre 30.000 abitanti e di oltre 178 kmq., uno dei più grandi della provincia di Bologna con capacità d'interlocuzione ben diversa da quella attuale. Penso che questa sia la vera sfida che ci si pone di fronte al cospetto dell'azione di riordino provinciale, e solo una adeguata risposta potrà assicurare diverso destino alle comunità locali. Qui o altrove.

mercoledì 31 ottobre 2012

E' ufficiale: il decreto approva la Provincia Tuscia Sabina




Patroni Griffi: "Processo irreversibile". Si passa dalle 86 attuali a 51, con elezioni a novembre 2013 per decidere i nuovi vertici. Il governo conferma ''il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi comunali e provinciali'' e conferma ''l'abolizione degli assessorati''.

ROMA - Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge di riforma delle Province: la notizia è stata data attraverso un post su Twitter dal Ministero della Funzione Pubblica e poi confermata dal ministro Filippo Patroni Griffi. Il decreto sulle Province prevede il passaggio da 86 a "51 Province comprese le città metropolitane", ha annunciato il ministro. Ora il decreto deve essere convertito in legge.

Processo irreversibile. Quello avviato dal governo sul riordino delle Province ''è un processo irreversibile''. ''Da gennaio e coerentemente con la governance, verranno meno le giunte provinciali e nella fase di transizione sarà possibile per il presidente delegare non più di tre consiglieri. Nello stesso tempo sarà prevista una serie di adempimenti (bilanci, ricognizione dotazione organiche, del patrimonio immobiliare ecc). Questo fino a quando il sistema non andrà a regime nel 2014'', ha aggiunto Patroni Griffi.

Elezioni a novembre 2013. La riforma delle Province sarà attiva a partire dal 2014 e a novembre del 2013 si terranno invece le elezioni per decidere i nuovi vertici, ha spiegato il ministro.

Province completamente nuove. Il decreto, ha spiegato il ministro per la Funzione Pubblica "è di tipo ordinamentale e strutturale, nella logica avviata con la spending review" e prevede "Province completamente nuove per dimensioni e funzioni". La riforma si ispira ai modelli di governo
europei: in tutti i principali Paesi Ue, infatti, ci sono tre livelli di governo. Il provvedimento consente inoltre una razionalizzazione delle competenze, in particolare nelle materie precipuamente "provinciali" come la gestione delle strade o delle scuole. Il riordino delle province è  stata l'occasione che ha spinto numerosi Comuni a chiedere lo spostamento in un'altra Provincia, confinante con quella di appartenenza, per ragioni di maggiore affinità territoriale e socio-economica.

Città metropolitane operative dal 2014. Sempre dal 1 gennaio 2014 diventeranno operative le città metropolitane, che sostituiscono le province nei maggiori poli urbani del Paese realizzando, finalmente, il disegno riformatore voluto fin dal 1990, successivamente fatto proprio dal testo costituzionale e, tuttavia, finora incompiuto. Per assicurare l'effettività del riordino posto in essere, senza necessità di ulteriori interventi legislativi, il Governo ha delineato una procedura con tempi cadenzati. Resta fermo il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi comunali e provinciali. Resta anche ferma l'abolizione degli Assessorati. Infine gli organi politici devono avere sede esclusivamente nelle città capoluogo. Il riordino delle Province - sottolinea una nota del Cdm - è il primo tassello di una riforma più ampia che prevede la riorganizzazione degli uffici territoriali di governo in base al nuovo assetto. Dunque anche gli altri uffici su base provinciale saranno di fatto dimezzati. Al termine di questo processo sarà possibile calcolare gli effettivi risparmi che comporterà l'intera riforma.

Commissari solo per inadempienze. Il riassetto delle Province non prevede che siano istituiti dei commissari nella fase di transizione. Tuttavia, "solo dall'eventuale inadempimento dell'obbligo nei termini scatterà uncommissario ad acta per garantire i passaggi intermedi funzionali alla transizione".

Rinviata decisione per Regioni a statuto speciale
. Sul riordino delle Province delle Regioni a statuto speciale "ci occuperemo in seguito, visto che la legge sulla spending concedeva a queste realtà 6 mesi di tempo in più", ha detto ancora Patroni Griffi.

La nuova mappa. Ecco la nuova mappa:
- Piemonte: Torino, Cuneo, Asti-Alessandria, Novara-Verbano-Cusio-Ossola, Biella-Vercelli
- Liguria: Imperia-Savona, Genova, La Spezia
- Lombardia: Milano-Monza-Brianza, Brescia, Mantova-Cremona-Lodi, Varese-Como-Lecco, Sondrio, Bergamo, Pavia
- Veneto: Verona-Rovigo, Vicenza, Padova-Treviso, Belluno, Venezia
- Emilia Romagna: Piacenza-Parma; Reggio Emilia-Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna-Forlì-Cesena-Rimini
- Toscana: Firenze-Pistoia-Prato, Arezzo, Siena-Grosseto, Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno
- Marche: Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata-Fermo-Ascoli Piceno
- Umbria: Perugia-Terni.
- Lazio: Roma, Viterbo-Rieti, Latina-Frosinone- Abruzzo: L'Aquila-Teramo, Pescara-Chieti
- Molise: Campobasso-Isernia
- Campania: Napoli, Caserta, Benevento-Avellino, Salerno.
- Puglia: Bari, Foggia-Andria-Barletta-Trani, Taranto-Brindisi, Lecce.
- Basilicata: Potenza-Matera.
- Calabria: Cosenza, Crotone-Catanzaro-Vibo Valentia, Reggio Calabria.

sabato 27 ottobre 2012

Melilli ritira le dimissioni

dal sito de "Il Corriere di Rieti"



dal sito "Tusciaweb"

“Il governo oggi ci ha comunicato che intende dare ai presidenti il ruolo di costruttori della nuova provincia. Per questo resto al mio posto”. Lo ha detto il presidente della provincia di Rieti Fabio Melilli, annunciando di aver ritirato le proprie dimissioni. “Durante l’incontro al ministero dell’Interno – ha detto Melilli – i ministri Cancellieri e Patroni Griffi ci hanno comunicato che il governo è intenzionato a varare nei primi giorni della prossima settimana il decreto di accorpamento delle Province”. Da qui la conclusione del presidente della provincia di Rieti. “La soluzione che si prospetta è che manterrà in carica gli organismi fino alla data delle prossime elezioni delle nuove province (ndr presumibilmente il 2014) e attribuirà ai consigli provinciali, nel nostro caso di Rieti e Viterbo, il compito di predisporre gli atti necessari alle fusioni”. Melilli ha poi spiegato i motivi che lo avevano portato a dimettersi lo scorso 8 ottobre. “Nelle scorse settimane il Governo aveva annunciato il commissariamento generalizzato delle Province e un’accelerazione del percorso di fusione e per questo avevo rassegnato le mie dimissioni. Non ero disponibile a svolgere il ruolo di liquidatore della nostra storia e dell’ente che presiedo senza avere possibilità di incidere sul processo”. Dunque le motivazioni che lo hanno riportato sui suoi passi. “Resto al mio posto – conclude Melilli -, lo devo alla comunità, ai sindaci e ai dipendenti della Provincia che saranno presto interessati dalla riforma”.

Nel frattempo per le altre province non ci sarà nessuna eccezione: rimarranno 40 province più 10 città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario. Non saranno previsti commissariamenti delle province e le elezioni si svolgeranno per tutti nel 2014, insieme alle costituende città metropolitane. C'è invece la possibilità che i confini delle città metropolitane si espandano anche verso altri comuni ora fuori dall'area metropolitana fino ad inglobare intere province.

Ulteriori info su: "Roma Oggi Notizie"

mercoledì 24 ottobre 2012

In pochi a Rieti per il riordino provinciale: e che si credevano?

da sito de "Il Messaggero"

Sarà una coincidenza o forse no, ma buona parte di sindaci che, nei giorni scorsi, avevano deciso di creare un coordinamento territoriale per trattare la resa con Viterbo, al teatro Flavio, nel consiglio straordinario sul tema dell'accorpamento della Provincia con Viterbo, non si sono visti. Non c’era Fabio Refrigeri di Poggio Mirteto, né Alfredo Graziani di Magliano, né David Basilicata di Fara Sabina; non c’era Michele Nicolai di Borgorose e neppure Sergio Pirozzi di Amatrice. Tutte postazioni di confine che, peraltro, potrebbero essere le prime a saltare in caso di accorpamenti forzosi con Viterbo (la soluzione istituzionale) o con Terni (desiderata da diversi sindaci e molto popolo). Nel libro delle presenze, hanno lasciato la firma 25 sindaci e assessori e consiglieri comunali di altri sei paesi: fanno 31 comuni su 73. Presenti quasi al completo consiglieri e assessori comunali reatini (si riconoscevano dalla giacca blu e dalla camicia bianca), parte della giunta provinciale, i tre consiglieri regionali eletti a Rieti - Cicchetti, Perilli e Nobili (salutata da qualche fischio) - e il vice prefetto, Paolo Grieco. Neanche un prete per chiacchierar, ma in compenso Cgil, Cisl e Uil in platea e Ugl sul palchetto e il presidente del Consorzio Industriale Andrea Ferroni in piedi, in fondo. Un palchetto anche per commercialisti e revisori dei conti: un segno dei tempi. Grami.


Non è certo un caso che a quell'incontro fossero presenti soltanto i rappresentanti dell'area reatina. La realtà è che quando si trattava di dover difendere i bisogni dei comuni "di confine" non c'è stata a Rieti nessuna manifestazione dei sindaci, nessuna battaglia comune di tutta la provincia. Adesso che invece a giocarsi il futuro è Rieti, ci si meraviglia delle assenze altrui. Il fatto è che la stima la si conquista col tempo. Evidentemente non sono bastati 80 anni a Rieti per ottenere quella dei comuni appartenenti alla sua provincia! Ora che la riorganizzazione delle province è in atto, non saremo certo noi - comuni di confine - a dover salvaguardare e difendere un'unità che non ci appartiene e che da sempre non ci è stata gradita. La legge del contrappasso obbliga adesso Rieti ad andare a Viterbo, ma adesso nella Conca sabina si vuole (guarda un po'!) l'Umbria! E quando Magliano e Leonessa la volevano, dove stava Rieti? La ex Provincia di Rieti è destinata a smembrarsi, come è normale che sia: Amatrice se ne vada con Ascoli, Borgorose e il Cicolano con L'Aquila, Passo Corese e la bassa sabina con Roma, Rieti e i suoi vicini con Terni. Forse un giorno ci ritroveremo nella stessa provincia umbra, ma senza rancori e sudditanze. Ognuno per la sua strada.

Anche dal sito Tusciaweb: Meglio Terni di Viterbo

lunedì 22 ottobre 2012

Pronto il decreto del Governo per la Tuscia Sabina

dal sito "Tusciaweb"

Viterbo e Rieti accorpate e da giugno 2013 arriverà il commissario.


La mappa dell’Italia ridisegnata a livello provinciale è praticamente completata e viene anticipata dal Corriere della Sera. Inalterati i criteri: per restare occorrono o una popolazione che non sia inferiore a 350mila abitanti o un territorio grande almeno 2500 metri quadrati.
Oltre a Tuscia e Reatino insieme, nel Lazio Latina e Frosinone si fondono e ovviamente rimane Roma città metropolitana. Confermate quindi le indiscrezioni, con la novità dell’arrivo di un commissario a giugno 2013, ma varrà anche le province che non saranno cancellate.
Sulla nomina dei consiglieri, sulla quale si deve pronunciare la Corte costituzionale, è stato deciso che siano i sindaci a votare, ma con un correttivo che eviti a comuni più piccoli di pesare come quelli più grandi.
Tra i nostri vicini di casa, scompare Terni, nonostante i tentativi d’annessione d’altri comuni, accorpata a Perugia. 
In totale, senza considerare le regioni a statuto speciale, si passa da 86 a cinquanta, un’altra decina si aggiungerà quando quelle a statuto speciale avranno riorganizzato le proprie, ma hanno tempo ancora sei mesi. Finora sono state respinte tutte le deroghe.
Ancora incertezza su chi dovrà ricoprire il ruolo di commissario: un esterno nominato dal prefetto o il presidente attualmente in carica. La prima ipotesi sembra la più accreditata.
Non ci sarà riduzione di personale, ma d’intesa con i sindacati saranno possibili trasferimenti. Il decreto di riordino arriverà sul tavolo del primo consiglio dei ministri di novembre.


lunedì 15 ottobre 2012

Verso il commissariamento della Provincia di Rieti

dal sito de "Il Corriere di Rieti"



(Clicca sulle immagini per ingrandire)

giovedì 11 ottobre 2012

Accorpamento Viterbo–Rieti, una commissione per riordinare

dal sito "Ontuscia"


Sarà formalizzata nei prossimi giorni la costituzione di una commissione composta dai consiglieri provinciali e da una rappresentanza dei sessanta sindaci della Tuscia, chiamata ad elaborare una proposta progettuale per coordinare e gestire al meglio il processo di accorpamento della Provincia di Viterbo con quella di Rieti. E’ quanto deciso nel corso dell’incontro che si è tenuto giovedì pomeriggio a Palazzo Gentili convocato dal presidente Marcello Meroi, che ha visto la presenza di numerosi primi cittadini del viterbese.

martedì 9 ottobre 2012

Nascerà la Provincia Tuscia Sabina, capoluogo Viterbo

Stemma della Provincia Tuscia Sabina

Sta per nascere la nuova provincia della Tuscia-Sabina, che avrà come sede Viterbo e vedrà, una volta chiarita la redistribuzione delle competenze delle originarie Province di Viterbo e Rieti con i Comuni, le Unioni dei Comuni e la Regione Lazio, lo spostamento dei dipendenti di Rieti verso la Tuscia.

Lo ha reso noto ieri Fabio Melilli (Pd), presidente della ormai ex Provincia di Rieti, annunciando le proprie dimissioni. “Abbiamo appreso dalle parole del ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi che l’inizio della chiusura dell’esperienza delle province viene accelerata. La battaglia per salvare la nostra autonomia è chiusa”.

Secondo Melilli, il governo, entro dieci giorni a partire dal prossimo 24 ottobre, vuole chiudere definitivamente la partita delle province. “Da quel momento, cioè dai primi giorni di novembre – ha aggiunto - partirà una fase commissariale per Rieti e, contestualmente, inizierà anche il percorso di accorpamento con Viterbo. Noi – ha detto ancora - continueremo a combattere contro la scomparsa della nostra provincia, ma credo che la battaglia, dal un punto di vista istituzionale ed economico, sia definitivamente persa”.

Melilli ha concluso sottolineando che utilizzerà gli ultimi giorni a disposizione “per fare in modo che la nostra amministrazione chiuda positivamente il bilancio 2013. Lascio comunque un ente senza debiti di bilancio né contenziosi con i fornitori”.

Dunque, la provincia di Rieti continuerà ad esistere per tutto il mese di ottobre e, al massimo, fino ai primissimi giorni di novembre. E quella di Viterbo? Secondo Melilli è probabile che entro dicembre venga commissariata, come tutte quelle che così come sono non potranno sopravvivere alla spending review. Quindi, la fase di formazione del nuovo ente, la Tuscia-Sabina potrebbe essere assegnata a un commissario nominato dal ministero degli Interni.

martedì 2 ottobre 2012

Possibile solo una Provincia del Nord ed una del Sud



Il Consiglio delle Autonomie Locali del Lazio, con la presenza di 29 dei suoi componenti, ha oggi preso atto a maggioranza (3 voti contrari e 1 astenuto) della delibera della Giunta regionale del Lazio con la quale si è deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale contro le norme emanate dal Parlamento in ordine al riordino delle Province. 

 La decisione della Regione è stata assunta peraltro in coerenza con analoga richiesta, formulata all'unanimità al Cal e alla stessa Regione, da parte dell'assemblea dei Sindaci e dei Presidenti delle Province del Lazio. Il Cal del Lazio, condividendo la scelta della Giunta regionale, ha registrato l'impossibilità di formulare un'ipotesi di accorpamento diversa dall'unica possibile e cioè la costituzione di una Provincia del nord ed una del sud del Lazio.

Altri Cal in queste ore stanno formulando proposte non sempre aderenti al dettato normativo ed il Cal del Lazio avrebbe potuto fare altrettanto, rivisitando i confini della costituenda Città metropolitana. Ritenendo illegittima una scelta che non avesse tenuto conto della volontà delle comunità locali, uniche depositarie della sovranità in ordine all'appartenenza ad una Provincia o alla Città metropolitana stessa, il Cal è stato messo dalla norma nelle condizioni di compiere una scelta obbligata.

Una scelta che non viene condivisa dalla stragrande maggioranza dei sindaci della regione. Per questo, qualora la Corte non dovesse accogliere le obiezioni della Regione, sarà il Governo a doversi assumere la responsabilità di suddividere una delle regioni più grandi d'Italia in due sole Province oltre la Città metropolitana, mentre si va definendo un assetto che vedrà, in regioni molto più piccole, la presenza di 4, 5 o addirittura 6 o più Province. 

"Sono certo - ha dichiarato il presidente del Cal del Lazio, Fabio Melilli - che appena sarà predisposto lo Statuto della Città metropolitana, saremo obbligati tutti a tornare sul tema perché ritengo davvero innaturale che tutti i Comuni della provincia di Roma possano essere considerati metropolitani o addirittura Capitale come qualcuno immagina. Non si è voluto tener conto della peculiarità della nostra Regione e della presenza appunto della Capitale, per ottenere in fretta un risultato che alla prova dei fatti richiederà ulteriori e migliori decisioni".

lunedì 17 settembre 2012

Rieti non ha scampo: con Viterbo, nella Tuscia Sabina

Secondo alcuni paragrafi del Vademecum pubblicato dal Governo, la Provincia di Rieti è destinata all'unione con Viterbo, poiché il riordino deve essere effettuato all'interno dei confini regionali (escludendo, almeno per ora, l'opzione Terni-Umbria). La provincia altolaziale potrebbe attrarre alcuni comuni della periferia nord della Capitale, non intenzionati a diventare un municipio di Roma.



"Il riordino non può comportare l’accorpamento di una Provincia con una o più province destinate a diventare città metropolitane": quindi la Provincia di Rieti non può unirsi con la Città metropolitana di Roma.

""Non si consente alla Provincia di raggiungere i requisiti minimi richiesti con l’aggregazione di altri comuni, in quanto i requisiti devono essere posseduti dalla Provincia alla data di adozione della deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 luglio 2012": quindi la Provincia di Rieti non può pensare di sopravvivere andando a cercare comuni nella periferia di Roma.

"Il territorio delle Province destinate a divenire Città metropolitana potrà ampliarsi con l’adesione di nuovi comuni": quindi alcuni comuni ora fuori dalla Provincia di Roma potrebbero chiedere di far parte della futura Città Metropolitana, così come è previsto che alcuni comuni della Provincia di Roma potranno uscire dalla costituenda Città, andando verso le nuove province confinanti.


venerdì 14 settembre 2012

Provincia Sabina: un progetto contrario alla legge


Proposta la Provincia dei Sabini, senza Viterbo


martedì 11 settembre 2012

Gli agricoltori accorpano le sedi di Rieti e Viterbo

dal sito de "Il Corriere di Rieti"


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