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venerdì 24 ottobre 2014

Eletta la Provincia: "Ma non ci sono i soldi"

dal sito de "Il Corriere di Rieti"

Il neo presidente di secondo livello Rinaldi  sottolinea la mancanza di fondi. Difficoltà per la gestione di strade, scuole, sport.


giovedì 31 luglio 2014

Il patto della Sabina punta alla Provincia

dal sito de "Il Corriere di Rieti"

Il Patto della Sabina punta alla provincia, in vista delle prossime elezioni provinciali di secondo grado, ossia in cui voteranno soltanto i consiglieri comunali.


lunedì 17 febbraio 2014

Frane, strade ancora chiuse, mancano i soldi dalla Provincia

Dal sito de "Il Corriere di Rieti"




domenica 15 settembre 2013

Inizio con festa per gli studenti del Tagliacozzo

dal sito de "Il Corriere di Rieti"


sabato 13 aprile 2013

Nuove strisce bianche sulla via piena di buche

dal sito de "Il Corriere di Rieti"

(clicca sull'immagine per ingrandire)

mercoledì 20 febbraio 2013

Decreto di Napolitano: provincia di Rieti commissariata

dal sito "Sabinia.it"
di ELISA MASOTTI


Melilli si è dimesso da presidente della Provincia per poter correre in Parlamento e dietro di sè lascia troppe incertezze ingombranti. Arriva il commissario. Non non arriva più. Anzi, forse arriva e sarà l’attuale vice presidente della Provincia. Anzi, no, sarà un prefetto.

Negli ultimi due mesi sono state fornite dieci versioni diverse e l’Amministrazione provicniale di Rieti, nel suo momento di peggiore crisi, sprofonda nel caos. Molti se la prendono con Melilli, che avrebbe pensato solo alla sua carriera politica ma certo la Legge Monti ha creato un vuoto confusionario che sta solo peggiorando la governabilità dei territori di confine.

La mappa dell’Italia ridisegnata a livello provinciale dal Governo tecnico è praticamente completata ma resta chiusa in un cassetto e, forse, verrà ritirata fuori dopo le elezioni di fine febbraio. Inalterati i criteri: per restare occorrono o una popolazione che non sia inferiore a 350mila abitanti o un territorio grande almeno 2500 chilometri quadrati. Poi ci sono le eccezioni, alle quali si aggrappano anche Rieti e Viterbo, ma resta tutto molto indefinito. Il quadro. Oltre a Tuscia e Reatino insieme, nel Lazio Latina e Frosinone si fondono e ovviamente rimane Roma città metropolitana. Confermate quindi le indiscrezioni, con la novità dell’arrivo di un commissario a primavera 2013, ma varrà anche per le province che non saranno cancellate. Sulla nomina dei consiglieri, sulla quale si deve pronunciare la Corte costituzionale, è stato deciso che siano i sindaci a votare, ma con un correttivo che eviti a comuni più piccoli di pesare come quelli più grandi. Tra i nostri vicini di casa, rischia di scomparire Terni, nonostante i tentativi d’annessione d’altri comuni,accorpata a Perugia e Siena, che forma un triangolo con Grosseto e Arezzo. In totale, senza considerare le regioni a statuto speciale, si passa da 86 a cinquanta, un’altra decina si aggiungerà quando quelle a statuto speciale avranno riorganizzato le proprie, ma hanno tempo ancora sei mesi. Finora sono state respinte tutte le deroghe. Ancora incertezza su chi dovrà ricoprire il ruolo di commissario, due le ipotesi, un esterno nominato dal prefetto o il presidente attualmente in carica. La prima ipotesi sembra la più accreditata. Non ci sarà riduzione di personale, ma d’intesa con i sindacati saranno possibili trasferimenti. Il decreto di riordino arriverà sul tavolo del primo consiglio dei ministri di marzo.

sabato 5 gennaio 2013

Magliano fusa con altri comuni? L'ipotesi accorpamento avanza


(Unione dei Comuni di Magliano, Collevecchio, Tarano e Montebuono, tutti attorno al bacino del fosso Campana)

Quasi ottomila abitanti, terzo comune nella Provincia di Rieti (o tra i primi 15 della futuribile Provincia Tuscia Sabina), un territorio di 110 chilometri quadrati, un ruolo maggiore nella politica dei territori, vantaggi economici derivanti da un maggiore afflusso finanziario dallo Stato, più risparmio derivante dalla unione dei servizi. Di quale comune stiamo parlando? Forse proprio del nostro, ossia del nuovo comune di Fosso Campana - o Magliano Campana che dir si voglia (o qualsiasi altra idea fattibile)-, cioè una Magliano fusa con Collevecchio, Tarano e Montebuono. Ma per quale motivo? Volenti o nolenti, l'idea dell'accorpamento dei comuni con popolazione inferiore ai 5mila abitanti sta prendendo sempre più piede nelle commissioni parlamentari e nella politica comune in generale, al fine di risparmiare sui costi della macchina statale nonché per favorire efficienze nei servizi ai cittadini.
Un'anagrafe per mille abitanti? Quattro anagrafi per 4 comuni? Ha effettivamente molto più senso un un unico servizio di anagrafe per 8mila abitanti, che permette anche la riallocazione delle risorse umane, al fine di garantire maggiori servizi al cittadino, magari attraverso l'informatizzazione completa degli atti e dei documenti, con la realizzazione di una posta elettronica certifica per il Protocollo Comunale e gli altri servizi di notifica e di concorsi/bandi.
(In blu il ruolo del nuovo comune tra gli altri del circondario, clicca per ingrandire)
Certo, la conformazione del nuovo comune non sarà per forza di cose quella appena suggerita, ma bisogna muoversi. Nella testa e nei programmi di tanti partiti e movimenti politici per le prossime elezioni (Movimento 5 Stelle, Fare per Fermare il Declino, Partito Democratico, Lista Monti, Pdl e altri) ritorna con sempre maggiore frequenza il tema dell'accorpamento dei piccoli comuni. E che la soglia sia 5mila o 10mila, Magliano ci rientra sempre e comunque. Tanto vale, cominciare a ragionarci già adesso, entrando nell'ottica di una possibile e neanche troppo remota fusione tra i comuni del circondario. Esclusa (purtroppo) la possibile fusione con Otricoli e Calvi dell'Umbria (stanno in Umbria, per l'appunto) ed esclusa quella con Civita Castellana (che ci appare da autolesionisti) rimane soltanto la possibile fusione con Collevecchio (e Tarano-Montebuono) oppure l'ipotesi suggestiva ma delladellacquiana di un'apparentamento con Gallese (e anche Corchiano? O Orte?).
Insomma, le ipotesi non mancano, e la questione non è ancora stringente. Ma non va ignorata. Potremo ritrovarci, tra non molto, con un decreto legge che ci obbliga all'unione forzosa con altre realtà vicine, magari già organizzate. Questa volta sarebbe il caso di non farci cogliere impreparati.

domenica 9 dicembre 2012

Ritorna l'incubo reatino: la provincia di Rieti si salva?

dal sito de "Il Messaggero"


La Provincia si incammina verso la salvezza: se lunedì sera la commissione Affari costituzionali del Senato approverà l’emendamento firmato dai senatori Bianco (Pd) e Saltamartini (Pdl), l’accorpamento con Viterbo salterà. Troppo pochi i 20 chilometri di confine (peraltro segnati dal corso del fiume Tevere) per unire due territori che non hanno altro in comune.

La nuova versione del comma 2 dell’articolo 2 del decreto 188 su Province e città metropolitane recita che «il riordino non si applica quando tra due Province (è il caso di Rieti e Viterbo) vi è una continuità territoriale inferiore a 25 chilometri». Il pressing del coordinamento di amministratori locali e forze sociali ha dato i suoi frutti. Decisivo è stato l’incontro di Fabio Melilli, Simone Petrangeli e Oreste Pastorelli con il presidente della commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini, al quale il senatore socialista si è presentato insieme al senatore del Pdl Filippo Saltamartini, che insieme all’altro relatore Enzo Bianco (Pd), ha dato una svolta al caso Rieti.
Un caso-limite persino per il ministro Patroni Griffi - tanto appariva innaturale l’accorpamento con Viterbo - ma che nessuno aveva avuto fin lì il coraggio di sollevare per timore di creare un precedente. Una buona mano in Parlamento l’ha data anche il senatore Franco Marini e così l’altra sera in Senato un varco si è aperto e con Rieti ha conquistato la salvezza anche Terni, che insieme a Isernia e Matera si è vista graziare per evitare l’anomalia di Regioni coincidenti con un’unica Provincia.
«Aver portato a casa questo emendamento - ha detto il sdinaco di Rieti, Simone Petrangeli - è la prova che la nostra azione, avviata con l’assemblea al teatro Flavio e con il concorso di tanti sindaci e delle forze sociali e sidnacali reatine, alla fine ha pagato. E’ un bel risultato per il territorio, che rischiava di disintegrarsi prima ancora di finire accorpato con Viterbo, ed è una vittoria per Rieti città che avrebbe pagato il prezzo più alto per la fine della Provincia, andando a perdere presidi importanti dello Stato. Vero è che se abbiamo scampato il pericolo, non possiamo sfuggire alla necessità di ripensare gli assetti territoriali e amministrativi». 

mercoledì 28 novembre 2012

Laura Scanu a Roma per parlare di pedofilia

L'occasione è il Convegno internazionale a Montecitorio organizzato dall'associazione Giovanna d'Arco. 

dal sito de "Il Corriere di Rieti"


giovedì 15 novembre 2012

Inondazione a Magliano: Pastorelli chiede lo stato di calamità

dal sito "Rietinvetrina"

(dal blog "Magliano Insieme", foto Maurizio Antonelli - Studio [A])

A seguito degli eventi calamitosi, cagionati dall’esondazione del fiume Tevere e dalle precipitazioni intense dei giorni scorsi, che hanno colpito le aziende agricole della Sabina, l’Assessore all’agricoltura della Provincia di Rieti, al fine di ottenere lo stato di calamità naturale da parte delle autorità preposte, sollecita i sindaci dei comuni colpiti a segnalare all’Area Decentrata Agricoltura di Rieti, ai sensi del Decreto Legislativo 102 del 29 marzo 2004 e della normativa regionale vigente, il verificarsi dell'evento calamitoso, entro cinque giorni dalla cessazione dello stesso.

mercoledì 7 novembre 2012

Rischio esuberi per i dipendenti della provincia


dal sito de "Il Messaggero"

Il dado è tratto ma la partita è ancora tutta da giocare. E se l’accorpamento con Viterbo sembra ormai ineluttabile,salvo i piccoli margini di manovra che ancora lascia la conversione del decreto sulla spending review alle Camere, ancora apertissima è la partita degli oltre mille dipendenti pubblici reatini - tra Provincia, Prefettura, Questura, Ufficio scolastico e Motorizzazione civile - sospesi tra l’attuale sede di lavoro e il rischio di un trasferimento coatto nella Tuscia.
A spaventare è una riga. Una sola, contenuta nell’articolo 6, al comma 3 del decreto emanato martedì dal governo Monti. Una riga che ridisegna le Province italiane e allo stesso tempo pone un’incognita pesante sul futuro lavorativo di tante persone. Il comma 3 dell’articolo 6 recita testuale: «Le relative dotazioni organiche (delle nuove Province, ndr) saranno rideterminate tenendo conto dell’effettivo fabbisogno». 

Tradotto: gli esuberi sono più che possibili e la mobilità un’ipotesi tutt’altro di scuola. Chi timbra il cartellino tutte le mattine trema e si chiede: servirò ancora? E se sì, dove lavorerò? A Rieti o Viterbo? E’ questo l’aspetto più inquietante del riordino istituzionale che, dietro il taglio di organismi istituzionali considerati ormai obsoleti e da cancellare, mira al risparmio vero. Che si ottiene solo colpendo il «bersaglio occupazione». E il decreto approvato dice chiaramente che in caso di personale in esubero sarà possibile fare ricorso alla mobilità, con il taglio dello stipendio all’80 per cento e poi il licenziamento, secondo un processo che, almeno questo, dovrà essere concordato con i sindacati.

Per fare un esempio, nel nuovo ufficio «Ragioneria e Bilancio» della Provincia Tuscia-Sabina, quante persone serviranno? Solo Rieti, attualmente, ne ha 16 in organico. Considerato che il nuovo ente avrà funzioni limitate, è lecito credere che oltre 30 dipendenti, compresi quelli attualmente in servizio a Viterbo, saranno sicuramente troppi.
Gli esuberi rappresentano la faccia peggiore ma timori, per i dipendenti di Palazzo Dosi e cascata per tutti gli altri impiegati negli uffici dello Stato con sede a Rieti, arrivano anche dalla sede di lavoro. Sede che dipenderà giocoforza dalle mansioni che resteranno in capo al nuovo ente.

Per capirlo bisognerà però attendere le decisioni della Regione (altro punto interrogativo, con le elezioni che incombono) chiamata per decreto a ripartire le competenze tra le Province vecchie e nuove, i Comuni e la Regione stessa. Di certo, alle nuove Province resteranno in capo l’istruzione secondaria superiore, l’edilizia collegata, la viabilità e l’ambiente. Il resto del personale (a Rieti la Provincia conta 290 persone in pianta organica) dovrà essere ricollocato in base alla ripartizione delle funzioni restanti tra Regione, Comuni e Unioni dei Comuni già esistenti, perché in questa fase è vietato farle di nuove. Non è escluso, quindi, che molti reatini dovranno spostarsi a Roma, mentre altri solo di qualche metro, da Palazzo Dosi al palazzo comunale. La partita, insomma, è assai delicata e dovrà essere giocata con intelligenza per non rischiare di perderla e trasformare tutto in rissa.

martedì 6 novembre 2012

Il destino del nostro territorio


Filippo Patroni Griffi e il suo datore di lavoro Mario Monti hanno spento la Provincia di Rieti che si accingeva alle sue 85 candeline. Solo troppo tardi i politici nostrani hanno aperto un dibattito sul futuro della Sabina. Futuro che non appare per nulla roseo perché il governo – con un sol colpo – ha azzerato la nostra storia e le nostre tradizioni culturali e linguistiche, e ha proceduto a una sorta di “microglobalizzazione” che ci snatura unendoci a Viterbo.

Nel dibattito sul nostro futuro due sono le linee prevalenti.
La prima è quella che vuole traghettarci, ottenendo chissà quali garanzie, proprio verso Viterbo, che nulla ha a che fare né culturalmente né storicamente con noi. Su questa posizione mi pare di vedere deciso più che mai Fabio Melilli che ritenevo più coraggioso e capace di scelte meno punitive.
La seconda è quella che invece vuole traghettare Rieti verso l’Umbria unendola con Terni; questa soluzione sembra la più vantaggiosa per Rieti. E forse, proprio per questo, viene ostacolata da chi, al pari dei Bocconiani, studia storia e geografia solo sui libri delle elementari. E forse nemmeno su quelli. 

Rieti, almeno la maggior parte del suo territorio, è stata Umbria fino al 1920. Umbra è la sua lingua, umbre le sue vicende storiche, umbra la sua cultura. La stessa Sabina si estendeva fino a Norcia e Cascia, in piena terra umbra, e con l’Umbria abbiamo convissuto politicamente ed elettoralmente fino a non molti anni fa. A Viterbo, invece, cosa ci lega? Siamo mai stati Tuscia noi? E cosa sarà più semplice, per un cittadino di Collalto, di Paganico, di Marcetelli, raggiungere il capoluogo Terni o il capoluogo Viterbo? E per Vacone, Cottanello, Nespolo, Leonessa e via dicendo? Altro discorso occorre fare per alcune delle località che fino al 1927 sono state in Provincia dell’Aquila e che da Mussolini vennero accorpate alla Sabina per dare vita alla nostra Provincia. Accumoli ed Amatrice, per esempio, sono a circa un’ora e mezza da Terni e a quasi due ore e mezza da Viterbo ma a soli 40 minuti da Ascoli Piceno, città con la quale hanno legami storici e culturali secolari (Pier Silvestro Leopardi e Nicola Rosei avevano studiato ad Ascoli). E’ chiaro che i due comuni avranno tutti gli interessi a passare con le Marche invece che rimanere in una provincia che li renderà ancor più marginali ed emarginati. Per Borgorose e Pescorocchiano vale lo stesso discorso: esse si trovano a mezzora dall’Aquila e a due ore e mezzo circa da Viterbo. Dove sarà meglio andare secondo i loro abitanti?  

Ma qui nasce un problema del quale poco si dice perché non funzionale al passaggio con Viterbo che i filo-viterbesi (e non solo essi!) vogliono che avvenga da parte dell’intera ex Provincia di Rieti, senza defezione alcuna, senza che nessun comune tenti la fuga verso questa o quest’altra provincia o regione. Anche i filo-ternani rischiano di sbagliare se non tengono conto di queste legittime e, sotto certi aspetti, necessarie spinte centrifughe. Essi infatti parlano di referendum – idea che mi trova perfettamente d’accordo – per l’unione con Terni, con quesito unico che suona pressappoco così: “Volete unire il territorio della ex provincia di Rieti con quello della ex provincia di Terni?”. Se il quesito fosse posto così, sarebbe davvero elevato il rischio di veder bocciata la proposta perché ai contrari che sono tali per scelta dell’apparato politico di riferimento si unirebbero anche i cittadini di Accumoli, Amatrice, Pescorocchiano, Borgorose e forse pure di Antrodoco, Posta, Borbona, Fiamignano e Petrella Salto che preferiscono altra soluzione.

Occorrerà allora porre il quesito referendario in modo tale che sia ogni singolo comune a decidere, in libertà e coscienza, l’aggregazione ritenuta più utile agli interessi locali. Se questo equivale a fare uno spezzatino della nostra Provincia, occorrerà prenderne atto anche se a malincuore. Ma costringere gente di Accumoli e di Borgorose a dover far riferimento a Viterbo anziché a una città molto più vicina, non solo è ancor più doloroso e disumano, ma equivale, secondo me, a una disposizione dittatoriale. Degna di un “centralismo democratico” che della libertà, dell’autonomia, dei valori locali non ama assolutamente sentir parlare.



Il ragionamento è corretto e non fa una piega. Ma bisogna considerare un aspetto importante: Terni continuerà ad essere capoluogo di Provincia? A quanto pare sembra di no (per quello che possiamo apprenderne). C'era un tempo (qualche anno fa) in cui era davvero importante che tutta la provincia di Rieti decidesse di passare all'Umbria perché una tale decisione avrebbe di fatto impedito la morte di Rieti e Terni, dando vita ad una Provincia dell'Umbria meridionale che avrebbe abilmente superato i criteri fissati oggi dalla spending review. Ma adesso andare in Umbria significa andare a Terni o andare a Perugia? E ce lo chiediamo, per chiarezza, noi in primis, che in tempi non sospetti abbiamo sempre fatto il tifo per la regione umbra, luogo ottimale per lo sviluppo di una realtà come la nostra. Ma attenzione: per Rieti, Terni è più vicina di Viterbo, ma Viterbo è molto più vicina di Perugia.

giovedì 25 ottobre 2012

Tagli al budget del Sabina Musica Festival

dal sito de "Il Corriere di Rieti"


mercoledì 24 ottobre 2012

In pochi a Rieti per il riordino provinciale: e che si credevano?

da sito de "Il Messaggero"

Sarà una coincidenza o forse no, ma buona parte di sindaci che, nei giorni scorsi, avevano deciso di creare un coordinamento territoriale per trattare la resa con Viterbo, al teatro Flavio, nel consiglio straordinario sul tema dell'accorpamento della Provincia con Viterbo, non si sono visti. Non c’era Fabio Refrigeri di Poggio Mirteto, né Alfredo Graziani di Magliano, né David Basilicata di Fara Sabina; non c’era Michele Nicolai di Borgorose e neppure Sergio Pirozzi di Amatrice. Tutte postazioni di confine che, peraltro, potrebbero essere le prime a saltare in caso di accorpamenti forzosi con Viterbo (la soluzione istituzionale) o con Terni (desiderata da diversi sindaci e molto popolo). Nel libro delle presenze, hanno lasciato la firma 25 sindaci e assessori e consiglieri comunali di altri sei paesi: fanno 31 comuni su 73. Presenti quasi al completo consiglieri e assessori comunali reatini (si riconoscevano dalla giacca blu e dalla camicia bianca), parte della giunta provinciale, i tre consiglieri regionali eletti a Rieti - Cicchetti, Perilli e Nobili (salutata da qualche fischio) - e il vice prefetto, Paolo Grieco. Neanche un prete per chiacchierar, ma in compenso Cgil, Cisl e Uil in platea e Ugl sul palchetto e il presidente del Consorzio Industriale Andrea Ferroni in piedi, in fondo. Un palchetto anche per commercialisti e revisori dei conti: un segno dei tempi. Grami.


Non è certo un caso che a quell'incontro fossero presenti soltanto i rappresentanti dell'area reatina. La realtà è che quando si trattava di dover difendere i bisogni dei comuni "di confine" non c'è stata a Rieti nessuna manifestazione dei sindaci, nessuna battaglia comune di tutta la provincia. Adesso che invece a giocarsi il futuro è Rieti, ci si meraviglia delle assenze altrui. Il fatto è che la stima la si conquista col tempo. Evidentemente non sono bastati 80 anni a Rieti per ottenere quella dei comuni appartenenti alla sua provincia! Ora che la riorganizzazione delle province è in atto, non saremo certo noi - comuni di confine - a dover salvaguardare e difendere un'unità che non ci appartiene e che da sempre non ci è stata gradita. La legge del contrappasso obbliga adesso Rieti ad andare a Viterbo, ma adesso nella Conca sabina si vuole (guarda un po'!) l'Umbria! E quando Magliano e Leonessa la volevano, dove stava Rieti? La ex Provincia di Rieti è destinata a smembrarsi, come è normale che sia: Amatrice se ne vada con Ascoli, Borgorose e il Cicolano con L'Aquila, Passo Corese e la bassa sabina con Roma, Rieti e i suoi vicini con Terni. Forse un giorno ci ritroveremo nella stessa provincia umbra, ma senza rancori e sudditanze. Ognuno per la sua strada.

Anche dal sito Tusciaweb: Meglio Terni di Viterbo

lunedì 15 ottobre 2012

Verso il commissariamento della Provincia di Rieti

dal sito de "Il Corriere di Rieti"



(Clicca sulle immagini per ingrandire)

martedì 9 ottobre 2012

Nascerà la Provincia Tuscia Sabina, capoluogo Viterbo

Stemma della Provincia Tuscia Sabina

Sta per nascere la nuova provincia della Tuscia-Sabina, che avrà come sede Viterbo e vedrà, una volta chiarita la redistribuzione delle competenze delle originarie Province di Viterbo e Rieti con i Comuni, le Unioni dei Comuni e la Regione Lazio, lo spostamento dei dipendenti di Rieti verso la Tuscia.

Lo ha reso noto ieri Fabio Melilli (Pd), presidente della ormai ex Provincia di Rieti, annunciando le proprie dimissioni. “Abbiamo appreso dalle parole del ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi che l’inizio della chiusura dell’esperienza delle province viene accelerata. La battaglia per salvare la nostra autonomia è chiusa”.

Secondo Melilli, il governo, entro dieci giorni a partire dal prossimo 24 ottobre, vuole chiudere definitivamente la partita delle province. “Da quel momento, cioè dai primi giorni di novembre – ha aggiunto - partirà una fase commissariale per Rieti e, contestualmente, inizierà anche il percorso di accorpamento con Viterbo. Noi – ha detto ancora - continueremo a combattere contro la scomparsa della nostra provincia, ma credo che la battaglia, dal un punto di vista istituzionale ed economico, sia definitivamente persa”.

Melilli ha concluso sottolineando che utilizzerà gli ultimi giorni a disposizione “per fare in modo che la nostra amministrazione chiuda positivamente il bilancio 2013. Lascio comunque un ente senza debiti di bilancio né contenziosi con i fornitori”.

Dunque, la provincia di Rieti continuerà ad esistere per tutto il mese di ottobre e, al massimo, fino ai primissimi giorni di novembre. E quella di Viterbo? Secondo Melilli è probabile che entro dicembre venga commissariata, come tutte quelle che così come sono non potranno sopravvivere alla spending review. Quindi, la fase di formazione del nuovo ente, la Tuscia-Sabina potrebbe essere assegnata a un commissario nominato dal ministero degli Interni.

domenica 7 ottobre 2012

Melilli si dimette da Presidente della moritura Provincia

dal sito "Online-news"


Cominciano le grandi manovre, le poltrone che scottano, o che stanno per essere cancellate, si abbandonano in fretta. Fabio Melilli si è dimesso da presidente della Provincia di Rieti. «Il Viminale – ha detto l’esponente del Pd in una conferenza stampa convocata nella tarda mattinata – ha fatto sapere che l’ineleggibilità di presidenti di provincia e sindaci, eventualmente candidabili in Parlamento, scatterà dal prossimo 29 ottobre e per questo credo sia doveroso che io mi dimetta».
Rassegnerà formalmente le sue dimissioni lunedì in consiglio provinciale convocato per le 17, «per il rispetto che debbo all’assemblea – ha detto Melilli – Poi ragioneremo con il partito e la coalizione sul da farsi, gli scenari cambiano di giorno in giorno e tra l’altro non conosciamo la legge elettorale. Mi sono messo a disposizione per la prossima campagna elettorale per le politiche. Abbiamo avuto la conferma che i parlamentari nel Lazio – ha aggiunto – saranno ancora 70 e questo consente alla nostra provincia di avere ancora una rappresentanza in parlamento».

«Enrico Gasbarra mi ha incaricato di esaminare il testo del regolamento delle primarie anche per i candidati al Parlamento, perchè se dovesse rimanere il porcellum sarebbe il minimo che possiamo fare – ha aggiunto -. E in tal senso ricordo l’impegno assunto proprio da Gasbarra affinchè ogni provincia del Lazio abbia almeno una sua rappresentanza parlamentare». E su una sua possibile candidatura alle regionali Melilli ha dichiarato: «Penso sia giusto che il Partito democratico rifletta su una candidatura alle regionali che non sia Fabio Melilli, perchè credo che un partito non possa essere affidato a un solo uomo, lo dico perchè tanti in queste ore mi chiedono se lo scenario è cambiato, spero di no. Vorrei evitare – ha concluso – che mi si chiedesse la disponibilità a candidarmi alle regionali».

"La battaglia per salvare la nostra provincia e' chiusa", ha aggiunto specificando che "il governo dal 24 ottobre si e' preso dieci giorni per chiudere la partita delle province".

venerdì 14 settembre 2012

Proposta la Provincia dei Sabini, senza Viterbo


lunedì 10 settembre 2012

Cancellando la provincia, l'ospedale di Rieti è declassificato

dal sito de "Il Corriere di Rieti"


lunedì 27 agosto 2012

La provincia Tuscia Sabina nella mappa delle nuove province d'Italia

Il Messaggero pubblica la mappa della nuova Italia delle Province - riportata di seguito - e conferma i cambiamenti riguardanti il nostro territorio: un'unica provincia per l'Alto Lazio, comprendente la Tuscia e la Sabina. In questo quadro sarà possibile che alcuni comuni alla periferia nord di Roma si uniscano alla nuova provincia. La nuova provincia, con sede centrale a Viterbo, avrebbe oltre 480mila abitanti e si estenderebbe per oltre 6'361 kmq. 

(clicca sull'immagine per ingrandire)


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