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venerdì 26 luglio 2013

La Provincia di Rieti? Eletta dai sindaci, solo Rieti e Poggio in Consiglio

Il disegno di Legge presentato oggi dal Ministro Delrio ha l'intento di svuotare di poteri le Province, istituendo anche le Città metropolitane e riorganizzando le unioni e le fusioni dei Comuni. 

In attesa dell'eliminazione dalla Costituzione della parola "province", si stabilisce che la Giunta viene eliminata, il Presidente viene eletto dai sindaci tra i sindaci, il Consiglio è composto dai Comuni con più di 15 mila abitanti (solo Rieti) o dalle Unioni di Comuni con più di 10mila abitanti (soltanto Poggio Mirteto). Le competenze rimaste alla Provincia sono solo quelle riguardanti i trasporti nonché il coordinamento delle scuole e delle politiche ambientali. 



Qui sotto segue il testo della Comunicazione del Consiglio dei Ministri. 

Le città metropolitane
Già previste nel nostro ordinamento fin dalla legge 142 del 1990, inserite nel Tuel e nella Costituzione ma mai veramente decollate, le città metropolitane sono pensate come enti di secondo grado ma potenziati per un riordino sistematico: la popolazione, i centri di ricerca, i sistemi produttivi più dinamici si concentrano già nelle grandi città.
Le Città metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria si costituiscono già dal 1° gennaio 2014 per dar vita allo statuto e al 1° luglio 2014 diventano operative e vanno a sostituire le relative Province, ne assorbono le funzioni subentrandovi come enti di secondo grado. Per la Città metropolitana di Roma Capitale varrà una disciplina speciale.
La Città metropolitana avrà funzioni istituzionali di programmazione e pianificazione dello sviluppo strategico, coordinamento, promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione. Oltre ad ereditare le funzioni delle Province, le Città metropolitane hanno funzioni di pianificazione territoriale generale, promozione dello sviluppo economico, mobilità e viabilità, ferme restando le competenze delle Regioni. Alla Città metropolitana vengono trasferiti patrimonio, risorse e personale della Provincia. Il sindaco metropolitano è il Sindaco della città capoluogo. Il Consiglio è costituito dai sindaci dei Comuni con più di 15 mila abitanti e dai presidenti delle Unioni dei Comuni con 10mila abitanti che si esprimono con voto ponderato. Per i primi tre anni ne fanno parte anche i presidenti delle Unioni di Comuni istituite per l'esercizio delle funzioni obbligatorie.
Il Sindaco metropolitano può nominare un vicesindaco e consiglieri delegati. E prevista anche una conferenza dei sindaci dei comuni di tutta l'area metropolitana per approvare statuti e bilanci.

Le Province
Dall'entrata in vigore della legge, e in attesa della legge costituzionale di abolizione, i presidenti o i commissari delle attuali Province convocano i sindaci dei comuni del territorio provinciale entro 20 giorni dalla proclamazione per dare vita ad un ente di secondo grado semplificato, di area vasta, dove le funzioni sono ridotte e dove al posto di Presidente e consigli provinciali eletti a suffragio diretto si avranno sindaci e presidenti delle Unioni. È prevista inoltre una assemblea che eleggerà al suo interno il presidente della Provincia. Un organo più ristretto di sindaci, il Consiglio provinciale, avrà compiti di indirizzo. Tutti i sindaci e i componenti degli organi svolgono le loro funzioni saranno a titolo gratuito.
Alle Province come enti di secondo grado (il nome Province in questa legge resta, essendo ancora in Costituzione), rimarranno le funzioni di pianificazione riguardo territorio, ambiente, trasporto, rete scolastica. L'unica funzione di gestione diretta riguarderà la pianificazione, costruzione e manutenzione delle strade provinciali.
Con legge regionale saranno trasferite insieme alle funzioni delle Province anche il patrimonio e le risorse umane e strumentali verso i Comuni e le Unioni dei Comuni, Città metropolitane o Regioni. Le funzioni attualmente svolte dalle Province saranno assegnate prevalentemente ai Comuni.
Province commissariate
Fino alla prima tornata elettorale utile per i sindaci del territorio provinciale restano in carica i commissari o presidenti in carica delle Province.

Roma Capitale
Roma Capitale assume anche la natura giuridica e le funzioni di Città metropolitana. Il sindaco di Roma diventa anche sindaco metropolitano. I comuni della provincia confinanti con Roma possono deliberare di aderire alla città metropolitana. La provincia di Roma come ente di secondo livello sarà in funzione limitatamente al territorio residuo.

Unioni dei Comuni
Nell'ottica dell'efficacia, ottimizzazione e semplificazione il disegno di legge dà forte impulso ai piccoli e piccolissimi Comuni perché si organizzino in Unioni dei comuni. Attraverso le Unioni, senza perdere la dimensione locale, i piccoli Comuni possono acquisire maggiore forza per quanto riguarda organizzazione dei servizi, risposta ai cittadini, possibilità di affrontare scelte di più ampio respiro. Anche le Unioni sono formate da sindaci impegnati a titolo gratuito e non prevedono personale politico appositamente retribuito. Assumendo decisioni coordinate per più Comuni le Unioni produrranno nel tempo una gestione più efficacia ed economie di scala.
Per incentivare le Unioni, le Regioni possono decidere misure specifiche nella definizione del patto di stabilità verticale; inoltre i presidenti di Unioni possono partecipare ai consigli delle Province/enti di secondo livello e delle Città metropolitane.
Enti “impropri”
Il disegno di legge prevede di avviare un percorso di analisi di circa 5.000 enti statali, regionali, locali e di determinare la cancellazione degli enti “impropri” le cui funzioni possono trovare più razionale allocazione portando a compimento il percorso avviato dal governo precedente.

martedì 9 luglio 2013

Abolizione delle Province... la volta buona? Il Governo ci riprova modificando la Costituzione

dal sito "LiberoQuotidiano"


Stavolta sembra la volta buona: le provincie verranno abolite. Il primo passo, venerdì 5 luglio, con un disegno di legge costituzionale in tre punti deliberato dal consiglio dei ministri e presentato in conferenza stampa dal premier Enrico Letta. 

Via le provincie dalla Costituzione - Il primo punto modifica l'art.114 della Costituzione. Questo il nuovo dettato: "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Regioni e dallo Stato". Eliminate, quindi, le province. L'articolo 2 fa piazza pultia della parola "provincie" dalla Carta: la parola province esiterà solo sul dizionario, sui libri di storia e forse nell'immaginario collettivo. Vengono poi elenczate le tappe successive, che dovrebbero portare all'eliminazione, stavolta definitiva, delle province. In tutto, i commi modificati sono 13. Vengono poi elencate le tappe che porteranno all'abolizione, stavolta definitiva, delle province. 

Eventuali Enti intermedi a costo zero - Per evitare che escano dalla porta e rientrino dalla finestra, viene quindi precisato sin da ora che eventuali enti intermedi in sostituzione delle province saranno a costo zero: "Con le legge regionale nei limiti dei criteri generali definiti con legge dello Stato, sentita la popolazione regionale, possono essere istituiti e disciplinati, senza oneri per lo Stato, enti locali per l’esercizio di funzioni di governo dell’area vasta e di coordinamento dei comuni". 

Salvaguardare i lavoratori - Altra importante postilla: se le regioni non provvederanno entro sei mesi dall'entrata in vigore del ddl a disciplinare gli eventuali enti locali, le province saranno comunque considerate soppresse, mentre le loro funzioni verranno ripartite tra regioni e comuni. Letta ha infine voluto rassicurare i lavoratori delle province, chiarendo l'impegno a salvaguardare il loro lavoro.

sabato 4 maggio 2013

Il Governo ritorna sull'abolizione delle province. Ce la faranno stavolta?


Occorre subito «abolire definitivamente le province». Secondo Enrico Letta, è necessario «ridurre i costi dello Stato, valorizzare i comuni e regioni in un'ottica di alleanza, chiudere la partita sul federalismo fiscale rivedendo il rapporto tra centro e periferia». «La moralità della politica – spiega Letta - è quella di prendere le decisioni che i cittadini si attendono e rispettare gli impegni presi davanti a cittadini e istituzioni».


- Ce la faranno davvero ad abolire le province? Finora i tentativi sono stati molti, ed è lecito non aspettarsi nulla: i tempi sarebbero comunque non brevi.
- E per Magliano, cosa cambierebbe? Beh, qui la questione cambia a seconda di quello che faranno. Eliminare tout court le province potrebbe essere un vantaggio, poiché non saremmo più legati al destino di Rieti. Ma in una Regione Lazio di quasi 6 milioni di abitanti, un comune di 4 mila scarsi quanta voce potrebbe mai avere? La risposta è scontata: o si forma un'unione di comuni con quelli del circondario, si costituisce una provincia Tuscia Sabina che difende i comuni dell'Alto Lazio, oppure conviene davvero cambiare aria, e tornare all'idea sempre valida di un'altra regione. In questo caso, non si dica che rischieremmo di perdere l'ospedale: questo, oramai, non ce l'abbiamo più. 

martedì 18 dicembre 2012

Non cambia nulla: Rieti rischia di sparire il prossimo anno

dal sito "Sabinia.it"


Arriva la dichiarazione di Marino Formichetti, del Comitato Terni-Rieti: "Non cambia nulla, solo la proroga di un anno per il riordino delle province, come scritto nel ddl di stabilità. Lo abbiamo sempre affermato e lo ribadiamo: ci rimane precisamente un anno di autonoma possibilità di decidere sul nostro futuro, poi le funzioni Provinciali, già ampiamente ridotte dal decreto Salva Italia, non ci saranno più, Rieti sprofonderà nell’isolamento laziale rimanendo un territorio dimenticato e non rappresentato, senza futuro, e soprattutto senza progetti per il futuro. Il nostro continua ad essere il progetto unico in campo, condiviso ampiamente, con cui democraticamente, come tutti auspicano, si può lasciare che siano i cittadini a decidere sul proprio futuro. Il riordino va dunque inteso come opportunità e il referendum come riscatto e risveglio per le coscienze. La raccolta firme non si e’ mai fermata, i Comuni, ma ormai anche molti sindaci, sono disponibili alla partecipazione al dibattito. Ci facciamo quindi, ancora una volta carico di esortare gli attendisti, i rappresentanti di qualsivoglia associazione pubblica o privata, qualche politico lungimirante (se ne esistono) ma soprattutto continueremo a informare le persone, che comunque saranno gli attori principali delle scelte future per questi territori. La gente vuole partecipare, e noi faremo di tutto per far esprimere chi è tatticamente escluso dalle decisioni che riguardano la propria esistenza e soprattutto quella delle generazioni future. Tra due scelte possibili una e’ sempre meno peggio, l’Umbria per la Provincia di Rieti è l’unica strada per esistere. Se lo si vuole".

venerdì 30 novembre 2012

Da Rieti il Comitato per andare in Umbria

dal sito de "Il Corriere di Rieti"


sabato 27 ottobre 2012

Melilli ritira le dimissioni

dal sito de "Il Corriere di Rieti"



dal sito "Tusciaweb"

“Il governo oggi ci ha comunicato che intende dare ai presidenti il ruolo di costruttori della nuova provincia. Per questo resto al mio posto”. Lo ha detto il presidente della provincia di Rieti Fabio Melilli, annunciando di aver ritirato le proprie dimissioni. “Durante l’incontro al ministero dell’Interno – ha detto Melilli – i ministri Cancellieri e Patroni Griffi ci hanno comunicato che il governo è intenzionato a varare nei primi giorni della prossima settimana il decreto di accorpamento delle Province”. Da qui la conclusione del presidente della provincia di Rieti. “La soluzione che si prospetta è che manterrà in carica gli organismi fino alla data delle prossime elezioni delle nuove province (ndr presumibilmente il 2014) e attribuirà ai consigli provinciali, nel nostro caso di Rieti e Viterbo, il compito di predisporre gli atti necessari alle fusioni”. Melilli ha poi spiegato i motivi che lo avevano portato a dimettersi lo scorso 8 ottobre. “Nelle scorse settimane il Governo aveva annunciato il commissariamento generalizzato delle Province e un’accelerazione del percorso di fusione e per questo avevo rassegnato le mie dimissioni. Non ero disponibile a svolgere il ruolo di liquidatore della nostra storia e dell’ente che presiedo senza avere possibilità di incidere sul processo”. Dunque le motivazioni che lo hanno riportato sui suoi passi. “Resto al mio posto – conclude Melilli -, lo devo alla comunità, ai sindaci e ai dipendenti della Provincia che saranno presto interessati dalla riforma”.

Nel frattempo per le altre province non ci sarà nessuna eccezione: rimarranno 40 province più 10 città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario. Non saranno previsti commissariamenti delle province e le elezioni si svolgeranno per tutti nel 2014, insieme alle costituende città metropolitane. C'è invece la possibilità che i confini delle città metropolitane si espandano anche verso altri comuni ora fuori dall'area metropolitana fino ad inglobare intere province.

Ulteriori info su: "Roma Oggi Notizie"

lunedì 15 ottobre 2012

Verso il commissariamento della Provincia di Rieti

dal sito de "Il Corriere di Rieti"



(Clicca sulle immagini per ingrandire)

martedì 9 ottobre 2012

Nascerà la Provincia Tuscia Sabina, capoluogo Viterbo

Stemma della Provincia Tuscia Sabina

Sta per nascere la nuova provincia della Tuscia-Sabina, che avrà come sede Viterbo e vedrà, una volta chiarita la redistribuzione delle competenze delle originarie Province di Viterbo e Rieti con i Comuni, le Unioni dei Comuni e la Regione Lazio, lo spostamento dei dipendenti di Rieti verso la Tuscia.

Lo ha reso noto ieri Fabio Melilli (Pd), presidente della ormai ex Provincia di Rieti, annunciando le proprie dimissioni. “Abbiamo appreso dalle parole del ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi che l’inizio della chiusura dell’esperienza delle province viene accelerata. La battaglia per salvare la nostra autonomia è chiusa”.

Secondo Melilli, il governo, entro dieci giorni a partire dal prossimo 24 ottobre, vuole chiudere definitivamente la partita delle province. “Da quel momento, cioè dai primi giorni di novembre – ha aggiunto - partirà una fase commissariale per Rieti e, contestualmente, inizierà anche il percorso di accorpamento con Viterbo. Noi – ha detto ancora - continueremo a combattere contro la scomparsa della nostra provincia, ma credo che la battaglia, dal un punto di vista istituzionale ed economico, sia definitivamente persa”.

Melilli ha concluso sottolineando che utilizzerà gli ultimi giorni a disposizione “per fare in modo che la nostra amministrazione chiuda positivamente il bilancio 2013. Lascio comunque un ente senza debiti di bilancio né contenziosi con i fornitori”.

Dunque, la provincia di Rieti continuerà ad esistere per tutto il mese di ottobre e, al massimo, fino ai primissimi giorni di novembre. E quella di Viterbo? Secondo Melilli è probabile che entro dicembre venga commissariata, come tutte quelle che così come sono non potranno sopravvivere alla spending review. Quindi, la fase di formazione del nuovo ente, la Tuscia-Sabina potrebbe essere assegnata a un commissario nominato dal ministero degli Interni.

martedì 2 ottobre 2012

Possibile solo una Provincia del Nord ed una del Sud



Il Consiglio delle Autonomie Locali del Lazio, con la presenza di 29 dei suoi componenti, ha oggi preso atto a maggioranza (3 voti contrari e 1 astenuto) della delibera della Giunta regionale del Lazio con la quale si è deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale contro le norme emanate dal Parlamento in ordine al riordino delle Province. 

 La decisione della Regione è stata assunta peraltro in coerenza con analoga richiesta, formulata all'unanimità al Cal e alla stessa Regione, da parte dell'assemblea dei Sindaci e dei Presidenti delle Province del Lazio. Il Cal del Lazio, condividendo la scelta della Giunta regionale, ha registrato l'impossibilità di formulare un'ipotesi di accorpamento diversa dall'unica possibile e cioè la costituzione di una Provincia del nord ed una del sud del Lazio.

Altri Cal in queste ore stanno formulando proposte non sempre aderenti al dettato normativo ed il Cal del Lazio avrebbe potuto fare altrettanto, rivisitando i confini della costituenda Città metropolitana. Ritenendo illegittima una scelta che non avesse tenuto conto della volontà delle comunità locali, uniche depositarie della sovranità in ordine all'appartenenza ad una Provincia o alla Città metropolitana stessa, il Cal è stato messo dalla norma nelle condizioni di compiere una scelta obbligata.

Una scelta che non viene condivisa dalla stragrande maggioranza dei sindaci della regione. Per questo, qualora la Corte non dovesse accogliere le obiezioni della Regione, sarà il Governo a doversi assumere la responsabilità di suddividere una delle regioni più grandi d'Italia in due sole Province oltre la Città metropolitana, mentre si va definendo un assetto che vedrà, in regioni molto più piccole, la presenza di 4, 5 o addirittura 6 o più Province. 

"Sono certo - ha dichiarato il presidente del Cal del Lazio, Fabio Melilli - che appena sarà predisposto lo Statuto della Città metropolitana, saremo obbligati tutti a tornare sul tema perché ritengo davvero innaturale che tutti i Comuni della provincia di Roma possano essere considerati metropolitani o addirittura Capitale come qualcuno immagina. Non si è voluto tener conto della peculiarità della nostra Regione e della presenza appunto della Capitale, per ottenere in fretta un risultato che alla prova dei fatti richiederà ulteriori e migliori decisioni".

lunedì 17 settembre 2012

Rieti non ha scampo: con Viterbo, nella Tuscia Sabina

Secondo alcuni paragrafi del Vademecum pubblicato dal Governo, la Provincia di Rieti è destinata all'unione con Viterbo, poiché il riordino deve essere effettuato all'interno dei confini regionali (escludendo, almeno per ora, l'opzione Terni-Umbria). La provincia altolaziale potrebbe attrarre alcuni comuni della periferia nord della Capitale, non intenzionati a diventare un municipio di Roma.



"Il riordino non può comportare l’accorpamento di una Provincia con una o più province destinate a diventare città metropolitane": quindi la Provincia di Rieti non può unirsi con la Città metropolitana di Roma.

""Non si consente alla Provincia di raggiungere i requisiti minimi richiesti con l’aggregazione di altri comuni, in quanto i requisiti devono essere posseduti dalla Provincia alla data di adozione della deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 luglio 2012": quindi la Provincia di Rieti non può pensare di sopravvivere andando a cercare comuni nella periferia di Roma.

"Il territorio delle Province destinate a divenire Città metropolitana potrà ampliarsi con l’adesione di nuovi comuni": quindi alcuni comuni ora fuori dalla Provincia di Roma potrebbero chiedere di far parte della futura Città Metropolitana, così come è previsto che alcuni comuni della Provincia di Roma potranno uscire dalla costituenda Città, andando verso le nuove province confinanti.


venerdì 14 settembre 2012

Provincia Sabina: un progetto contrario alla legge


Proposta la Provincia dei Sabini, senza Viterbo


martedì 11 settembre 2012

Gli agricoltori accorpano le sedi di Rieti e Viterbo

dal sito de "Il Corriere di Rieti"


lunedì 10 settembre 2012

Cancellando la provincia, l'ospedale di Rieti è declassificato

dal sito de "Il Corriere di Rieti"


sabato 8 settembre 2012

A Rieti sperano di allargarsi verso la Sabina Romana

Alcuni sperano di salvare la provincia di Rieti allargandosi verso la Sabina Romana: l'ipotesi, che potrebbe anche verificarsi laddove i comuni a nord di Roma diano il loro assenso, appare però un suicidio politico ed economico per Rieti e dintorni. Hanno forse pensato a quale tipo di provincia si darebbe il via? Nascerebbe un ente tutto spostato verso Roma, con oltre 250mila abitanti concentrati in soli otto comuni nella periferia di Roma: Capena, Fiano Romano, Monterotondo, Mentana, Fonte Nuova, Guidonia Montecelio, Palombara Sabina, Tivoli. Inoltre, Guidonia vanta, da sola, una popolazione di 85mila abitanti, quasi il doppio di quella di Rieti. Che forse non rivendicherebbe il ruolo di capoluogo, anche in ragione del fatto che intorno ai propri confini comunali risiederebbero oltre il 60% della popolazione di tutta la costituenda provincia?
La domanda è quindi d'obbligo: ma quale interesse avrebbe Rieti a vedersi sfilare di mano il residuo potere politico ed economico della Provincia... di Rieti?
Sarebbe stato meglio per la provincia tutta seguire, a suo tempo, il movimento secessionista di Magliano, per salvare se stessa e Terni in una Provincia autonomia umbro-sabina. 
Sarebbe meglio adesso prendere atto dei cambiamenti a livello nazionale nella riorganizzazione dei territori: l'unione con Viterbo appare obbligata. Se ne prenda atto cercando di costituire un'alleanza per gestire un territorio in maniera autonoma da Roma. E forse, una volta tanto, Magliano potrebbe diventare il centro geografico - e non solo - della nuova aggregazione.




lunedì 27 agosto 2012

La provincia Tuscia Sabina nella mappa delle nuove province d'Italia

Il Messaggero pubblica la mappa della nuova Italia delle Province - riportata di seguito - e conferma i cambiamenti riguardanti il nostro territorio: un'unica provincia per l'Alto Lazio, comprendente la Tuscia e la Sabina. In questo quadro sarà possibile che alcuni comuni alla periferia nord di Roma si uniscano alla nuova provincia. La nuova provincia, con sede centrale a Viterbo, avrebbe oltre 480mila abitanti e si estenderebbe per oltre 6'361 kmq. 

(clicca sull'immagine per ingrandire)


martedì 21 agosto 2012

Il futuro della provincia di Rieti appeso a un filo

dal sito de "Il Corriere di Rieti"

(clicca sull'immagine per ingrandire)

lunedì 30 luglio 2012

Il Risiko delle province

dal sito "Viterbo Oggi"


A Terni è in pieno svolgimento un referendum per staccarsi dall’Umbria e passare armi e bagagli al Lazio, attraverso l’accorpamento con l’attuale provincia di Viterbo. La relativa raccolta di firme, secondo i promotori, avrebbe subito un’impennata dopo il no del governo all’emendamento ''salva Terni'' presentato da alcuni parlamentari. Secondo Andrea Liberati, presidente del comitato promotore del referendum ''Terni con Perugia o con Roma?'', la situazione che si prospettando non è accettabile. ''La nostra città perderebbe il suo status di capoluogo di provincia, la prefettura, la questura e una serie di sedi periferiche dello Stato. Con i nostri 115 mila abitanti e il nostro Pil, invece, potremmo diventare la più importante realtà territoriale del Lazio. Per questo puntiamo a diventare il baricentro di un asse tra Rieti e Viterbo''.
A Rieti, invece, la prospettiva di unirsi a alla Tuscia la vedono come una vera e propria iattura, tanto che stanno promuovendo un altro referendum per essere accorpati con la provincia di Terni e, quindi, diventare umbri.
Di contro, l’area più meridionale del Ternano, in primo luogo Orvieto e dintorni, non ne vuole più sapere di restare in Umbria, nella quale si sente marginalizzata e negletta, e vorrebbe approfittare della spending review e del riordino delle province per entrare a far parte dell’Etruria, l’ipotetica macro area a nord del Lazio, tornata d’attualità nelle ultime settimane.
Civitavecchia, invece, è spaccata a metà tra la prospettiva di entrare a far parte dell’area metropolitana di Roma e quella di approfittare dello sconvolgimento innescato dal governo per assumere un ruolo di primo piano nella macro area dell’Alto Lazio. A favore dell’ingresso nell’area metropolitana di Roma si era tiepidamente espresso il nuovo sindaco della città portuale Pietro Tidei. L’ex primo cittadino Gianni Moscherini, così come gran parte del Pdl civitavecchiese, invece, si sono espressi con decisione a favore della costituzione della provincia dell’Etruria, che dovrebbe essere, come ipotizzato oltre 20 anni fa, ''bipolare''. Come dire che i capoluoghi dovrebbero essere due: Viterbo e Civitavecchia. Un po’ come il Parlamento Europeo che ha due sedi con “pari dignità: Bruxelles e Strasburgo.
Il presidente della quasi ex Provincia di Viterbo Marcello Meroi, non vuol sentire parlare di accorpamento. Ma se proprio fosse costretto a a scegliere con chi realizzare un’unione di fatto, non avrebbe dubbi: Orvieto e dintorni. Il minimo indispensabile per arrivare a 350mila abitanti (ne mancano solo 19mila) e garantire la sopravvivenza dell’attuale assetto senza dover fare i conti con città come Civitavecchia e Rieti, che non ci pensano nemmeno a cedere a Viterbo lo scettro di guida politico-amministrativa del territorio. Insomma, sul riordino delle province, soprattutto nei territori interessati, c’è molta animazione, ma anche molta confusione. Al contrario c’è poca fantasia e ancor meno coraggio nel immaginare un assetto istituzionale nuovo e meno provinciale.

domenica 22 luglio 2012

Provincia cancellata: Melilli ricorre a Tar e Consulta

dal sito de "Il Corriere di Rieti"

(clicca sull'immagine per ingrandire)

sabato 21 luglio 2012

Si va verso la provincia Tuscia-Sabina



Nel Lazio saranno abolite le province di Rieti, Viterbo e Latina. Roma, entro il 2013, diventerà invece ‘città metropolitana’, ovvero un ente locale che assumerà le competenze della provincia e del comune. Questo è stato stabilito dal decreto sulla Spending Review, varato il 20 luglio dal Consiglio dei Ministri. In base ai criteri stabiliti dal governo, le province devono avere almeno 350 mila abitanti e una superficie pari a 2.500 chilometri quadrati. Mentre Rieti ha una superficie sufficiente, non si può dire lo stesso per il numero dei suoi abitanti (2.749,16 chilometri quadrati, 160.467 abitanti), così come Viterbo (3.612 chilometri quadrati per 321.008 persone). Situazione inversa per Latina (559.678 abitanti, 2.250 chilometri quadrati), la quale potrebbe pero diventare capoluogo della Ciociaria, unendo il suo territorio a quello di Frosinone. L’unica strada che potrebbe evitare la cancellazione è l’accorpamento, da definire entro 40 giorni dalla definizione dei nuovi parametri da parte dell’esecutivo. Governo che dovrà autorizzare le scelte territoriali con un atto legislativo. Sarebbe quindi la Provincia Tusco-Sabina o Tuscia Sabina o dell'Alto Lazio il nuovo ente provinciale nel quale Magliano si ritroverà, accorpando Viterbo, Rieti e forse qualche comune a nord della ex provincia romana.

Bisogna ricordare che oltre al nome alle province cambieranno anche le competenze, amministreranno solo ambiente, trasporti e viabilità: le altre competenze finora esercitate dalle Province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto "Salva Italia". Ma ad essere tagliate non saranno solo le province. Il nuovo decreto prevede anche il dimezzamento di prefetture, questure, uffici scolastici provinciali e Inps.

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